Oltre il tempo  

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martedì, 13 novembre 2007


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giovedì, 12 ottobre 2006


Secondo una ricerca Yahoo! la vita per noi occidentali-emancipati ai tempi di Internet, quando si è lontani dalla Rete, può essere un inferno: difficile resistere più di due settimane senza collegarsi al web. Due società leader nel campo dei media, la Yahoo! e l'agenzia pubblicitaria Omd, hanno presentato alla recente settimana della pubblicità di New York i dati di una ricerca che lo dimostra. La ricerca ha fotografato 28 navigatori di Internet presi dai quattro angoli degli USA: condannati, ai fini dell'esperimento, a restare per settimane lontani dalla Rete, offline, come si dice in gergo. Quasi la metà degli intervistati ha dichiarato di non poter stare disconnesso per più di due settimane, ma, in base alle prime rivelazioni delle cavie, si comincia a star male in media dopo cinque giorni. Dopo circa una settimana si fanno vivi i primi sintomi di crisi d'astinenza da Rete: confusione, perdita di orientamento, frustrazione. ''La Rete occupa buona parte della mia vita. Ogni giorno senza Internet è frustrante'', spiega una delle partecipanti all' esperimento. E un' altra cavia, che ricorre a Internet per stare in contatto con gli amici, ha detto che, senza web, si sente ''tagliata fuori dal giro''. ''In soli dieci anni di utilizzo di massa, Internet ha irreversibilmente cambiato le abitudini dei consumatori'', commenta Wendy Harris Millard di Yahoo!. La prospettiva di un periodo senza Rete spaventa talmente tanto che non è stato facile reclutare le cavie per l'esperimento. La ricerca è stata condotta attraverso video-diari e testimonianze scritte, in cui i partecipanti confessavano agli osservatori i loro stati d'animo e i cambiamenti nel rapporto con la realtà quotidiana. ''Disorientata'' si è detta la maggior parte degli intervistati, come chi perde la bussola necessaria per muoversi nella vita reale. Infatti Internet non serve solo per comunicare o lavorare, per lanciare le proprie poesie custodite in una bottiglia nel mare infinito del web, per 'credere' di esserci, per promuovere il proprio nick o il proprio nome, ma anche per sapere quale marca di macchina fotografica è più conveniente, per trovare un indirizzo o per prenotare un viaggio. L'alternativa di usare un supporto cartaceo per ottenere le stesse informazioni (una mappa stradale o un elenco telefonico, ad esempio), non viene neppure in mente agli internauti. Per loro Internet aumenta la qualità dell' esistenza, la democratizza maggiormente, la libera, la rende più accettabile e il ''Digital Divide'', ovvero le differenze di stile di vita tra chi ha l'accesso al web e chi no, esiste davvero. Lo dimostra una seconda ricerca ordinata da Yahoo! e Omd sui comportamenti di un migliaio di utenti di Internet. Lo studio rivela che, per i tre quarti, la Rete è uno strumento per risparmiare, comprare meglio, godere di migliori servizi, infine 'vivere' come si deve. Tre sono i punti evidenziati dai ricercatori. Primo, la Rete è il 'lenzuolo protettivo', dà sicurezza, dà risposte rapide (e a quanto pare l'eccesso di 'informazione' non spaventa), quindi dà conforto per ogni ansia o dubbio. Secondo, è anche un luogo di ritrovo, tanto che le cavie condannate a stare alla larga da e-mail, chat-line, gruppi e blog si sono sentite sole al mondo. Infine, il web è l'angolino che ogni impiegato costretto a una scrivania può ritagliarsi senza perdere in efficienza: il sostituto virtuale della macchina del caffè o della ormai sorpassata e condannata pausa sigaretta. Inutile quindi dire che le forme di dipendenza da Internet sono in aumento e destano un notevole allarme sociale: si rifiuta la vita socio-relazionale e ci si isola da tutto. L' unica forma di comunicazione avviene mediante l' utilizzo di dispositivi elettronici. Quando ti svegli la notte per controllare l' e-mail, quando si rompe il computer e quasi impazzisci, quando non ti va più di uscire di casa perché vuoi stare davanti al computer... a questo punto forse è arrivato il momento di farsi curare, perché quelli sopra descritti sono i sintomi dell' Internet Addiction Disorder, ossia del Disturbo da Internet Dipendenza. L' espressione IAD, Internet Addiction Disorder, è stata introdotta nel 1995 dal dottor Ivan Goldberg, psichiatra americano, il quale, con la parola addiction, si riferiva a una dipendenza patologica, ossia a una ricerca reiterata di una forma di piacere che crea disagio per dipendenza. Il dottor Ivan Goldberg riteneva che l' errato uso di Internet causasse danni clinicamente significativi. In Italia si è iniziato a parlare di dipendenza da Internet nel 1997, quando è stata introdotta l'espressione IRP, Internet Related Psychopathology, che gli psichiatri definiscono come una serie di disturbi che appartengono a una più ampia categoria di patologie. Tra questi disturbi ricordiamo la dipendenza dal gioco d'azzardo on-line, la dipendenza da cyber-relazioni e la dipendenza da una quantità eccessiva di informazioni. In tal senso si segnalano due tappe del percorso che conduce alla Rete-dipendenza: 1) fase tossicofila, caratterizzata dall' aumento delle ore di collegamento a Internet, con conseguente perdita di ore di sonno, controlli ripetuti di e-mail e siti preferiti, elevata frequentazione di chat, di blog e gruppi di discussione, idee e fantasie ricorrenti su Internet quando si è off-line; 2) fase tossico-maniacale, a cui sono riconducibili collegamenti a Internet estremamente prolungati, al punto da mettere a rischio la propria vita sociale, affettiva, relazionale, lavorativa o di studio. I soggetti a rischio, riguardo tale ossessione, hanno un' età compresa tra i 15 e i 55 anni, hanno una buona o media conoscenza dell' informatica, spesso sono isolati per ragioni lavorative (es. turni notturni di lavoro) o geografiche, e, solitamente, presentano problemi psicologici, psichiatrici o familiari preesistenti alla Rete-dipendenza (tra questi problemi spiccano solitudine, insoddisfazione nel matrimonio, stress collegato al lavoro, impotenza o frigidità sessuale, depressione, problemi finanziari, insicurezza dovuta all' aspetto fisico, ansia, lotta per uscire da altre dipendenze, vita sociale limitata, complessi e frustrazioni di vario genere e grado etc...). I sintomi più frequenti: ansia, insonnia, depressione, alterazione del ritmo sonno-veglia, distorsione del tempo, alterata percezione di sé stessi, disturbi della personalità, riduzione della capacità di relazione e del contatto con la realtà, perdita della capacità di limitare il tempo trascorso in Internet, a danno di ogni altro impegno, fino al punto di credersi vitali e importanti in base al come e al quanto si appare in Rete. E, di seguito, queste le tre fondamentali componenti della dipendenza da Internet: 1) aumento significativo del tempo trascorso in Internet per ottenere soddisfazione; riduzione significativa degli effetti derivanti dall' uso continuo delle medesime quantità di tempo trascorse in Internet; 2) agitazione psicomotoria; ansia; pensieri ossessivi focalizzati su cosa sta succedendo in Internet in loro assenza; fantasie e sogni su Internet; movimenti volontari e involontari di typing con le dita; 3) accesso a Internet sempre più frequente o per periodi di tempo più prolungati rispetto all' intenzione iniziale; desiderio persistente o sforzo infruttuoso di interrompere o tenere sotto controllo l' uso di Internet; dispendio della maggior parte del proprio tempo in attività correlate all' uso di Internet (acquisto di libri on-line, ricerca di nuovi siti, organizzazione di file, gestione di gruppi, blog o forum, etc...); deprivazione di sonno, difficoltà coniugali, ritardo agli appuntamenti, trascuratezza nei confronti dei propri doveri occupazionali, sensazione di abbandono da parte dei propri cari. Questi tratti, un tempo propriamente tipici della tossicodipendenza, dell' alcolismo, del gioco d' azzardo patologico (GAP), dell' attività sessuale maniacal-ossessiva e dell' anoressia, sono oggi riconoscibili anche in quei soggetti che fanno un uso eccessivo di Internet, per soddisfare, sul piano virtuale, quello che non riescono ad ottenere sul piano della realtà. Chi è affetto da tale forma di psicopatologia tende a percepire il mondo reale come un vero e proprio impedimento all' esercizio della propria onnipotenza, che sperimentano con immenso piacere nel mondo virtuale. I soggetti che utilizzano la Rete in modo 'folle', oltre a non percepire l' ammontare di ore già trascorse davanti al monitor, tendono ad adirarsi facilmente con chi li distoglie dal loro viaggio virtuale; situazione, quest' ultima, che può essere paragonata alla risposta che un alcolista dà a un amico trovandosi a una festa: "soltanto un bicchierino!", o a quella del fumatore che dice a sé stesso "solo un' ultima sigaretta e andrò a dormire!"; lo stesso processo mentale viene messo in atto dai dipendenti da Internet, che risponderanno irritati, a chi gli chiede di disconnettersi, "ancora un minuto e spengo!", oppure diranno a sé stessi, razionalizzando, "un altro minuto non farà molta differenza...", mentre, invece, rimarranno connessi ancora per ore e ore. Tuttavia Internet non è né alcool, né nicotina, né eroina, né cocaina, pertanto, una volta compreso come tutto ciò possa trasformarsi in una grande perdita di tempo, dovrebbe essere possibile controllare l' utilizzo del computer e ritornare ad attività e a incontri reali molto più produttivi e appaganti.
Bene, in effetti quel che ho riportato finora corrisponde, a livello di massima, a ciò che sono giunto a pensare riguardo questo strumento-vetrina dopo anni che ormai lo uso-frequento. Sì, credo proprio che un' esperienza-stagione debba andarsi a chiudere definitivamente, cioè l'abbandonare la gestione di questo (glorioso, a parer mio) blog al fine di potermi dedicare ad altro (sia in Rete che fuori). Gian Ruggero Manzoni, quale blogger, ha ormai fatto il suo tempo, e ora, nel vero, si reca “Oltre il Tempo” per dare forma (si spera) a nuovi progetti. Inutile dilungarmi in bilanci, mi basta solo dire che fin quando una persona si dedica a un qualcosa, questo qualcosa gli sta dando linfa, ossigeno, idee, stimoli, soddisfazioni etc. (oppure, e meglio, ci crede… o pensa di crederci), quando 'molla' è perché è sopravvenuto una sorta di, definiamolo, disincanto. Il 'gioco' non emoziona più... e io, nonostante il mio passato turbinoso e i tanti palpiti vissuti, di emozioni ci campo ancora... come spero voi. Ovvio che seguirò i lavori di blog fratelli come quelli di Massimo Orgiazzi, di Gianfranco Fabbri, di Massimo Sannelli, di Matteo Fantuzzi, di Carla Astolfi etc. e dei tanti amici che qui ho conosciuto, incontrato o reincontrato, ma di mio reputo di aver già detto-dato molto in questa sede. Mai, e sono quasi 4 anni, ho abbandonato la posizione; mai mi sono tirato indietro... seppure un sabotaggio-oscuramento subito, infiniti assalti, minacce, varie incomprensioni, rapporti, sebbene nati virtualmente, terminati  bruscamente-violentemente-selvaggiamente, offese, scazzottature verbali, linciaggi e 'omicidi' in diretta, più un qualche pasto totemico e, a volte, il non essermi comportato eticamente-moralmente con la giusta correttezza... ma il 'gioco' lo richiedeva o, almeno, pensavo, da sciocco, che così fosse, con l'occhio sempre e follemente rivolto al contatore delle entrate (e a chi non è capitato?) perché girasse, perché nuova gente arrivasse ad 'abbeverarsi' alle mie parole, rispondesse alle mie provocazioni, subisse i miei deliri, creativamente e umanamente reagisse, in bene o in male, ma pur reagisse alle 'scosse' cultural-esistenziali che pensavo di inviare. Quindi la stanchezza. Il non credere, più, alla valenza di questo strumento (ultimamente oltremodo inflazionato). Il bisogno di altri linguaggi espressivi. Oppure, e meglio, la necessità di tornare a quelli naturali, diretti, a viso, a sguardo nello sguardo… cioè a quelli ‘reali’, non ‘virtuali’, così come al rinnovato piacere per il cartaceo, per la lettura lenta e meditata, per i tempi lunghi, per l'assenza di assillo... infine per la libertà. Ecco, se ho iniziato a bloggare è perché, allora, la reputavo quale ulteriore possibilità di liberazione e di incontro fuori dai soliti circuiti intellettuali, ora, invece, è divenuta una specie di schiavitù. Resta il top di entrate avute in un giorno: 623, non poche per un blog personale, e, somma soddisfazione, un libro-antologia-enunciato di poetica titolato, appunto, “Oltre il Tempo” (edito da Diabasis alla fine del 2004)... non 'robe' da poco, non risultati da vergogna, ma, infine, il vero Oltre il Tempo l'ho vissuto fuori da qui, tra la gente vera, tra le parole con suono, tra gesti di vera intesa e scambi di strette di mano a contatto, a pelle, a carne e sangue, con coloro di voi che ho potuto, nel vero, incontrare, e con chi di voi nel vero incontrerò... quindi nella realtà, quindi in quel mondo, non più in questo, parallelo o tangente (come meglio vi pare) al primo. Ed è la realtà che infine dobbiamo vivere, mai come ora, ed è nella realtà che dobbiamo agire... il momento storico-culturale ce lo richiede, e sarà nella realtà che avremo modo di costruire e continuare a costruirci. Ed è lì che vi attendo, sempre fiducioso che la cultura unita al rapporto diretto possa cambiare le regole del gioco.
Vi saluto, amiche e amici miei. Ringrazio coloro che sono rimasti 'fedeli' a questo blog in tutti questi anni (la 'crema', una volta si diceva), e v'invito a seguire le miei tracce in USQUE AD MORTEM ET ULTRA dimensioni web che posso frequentare quando ne ho voglia, non per obbligo… non per ‘follia’ di esserci a tutti i costi.