Caro Gian Ruggero anzitutto spero che tu stia bene. Solo un cenno per salutarti e dirti che ho appena finito di leggere il tuo ultimo romanzo "La Banda della Croce". Mi sembra che la tua scrittura navighi tra il "pulp d'autore" e la pittura iperrealista, un po' come se Luc Besson e Santiago da Campo decidessero un giorno di scrivere un romanzo storico a quattro mani. Tuttavia, al di là di ogni considerazione filologica, quello che mi ha colpito è un quid del libro - una luce, un nitore particolare dell'intentio operis che instaura una complicità speciale tra il lettore e l'autore. Un sentimento elettivo (meglio, co-elettivo) che a un certo punto assorbe intentio auctoris e intentio lectoris, i due mondi dell'autore e del lettore in un unico progetto:
cambiare la storia per cambiare il mondo (per dirla alla maniera di Altroverso). Con questo libro tu celebri la rivincita della memoria offesa sull'Alzheimer della storia. Senza paura di insegnare quello che c'è da insegnare e bruciare quello che c'è da bruciare, restituisci ai fatti la loro
ontologia, alle persone la loro dignità. Del resto ormai tutti sanno che solo Gian Ruggero Manzoni riesce a smentire la storia senza smentire se stesso. Un abbraccio e spero a presto.