Oltre il tempo  

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domenica, 18 settembre 2005

Caro Gian Ruggero, di ritorno dal mio soggiorno francese ho trovato il tuo ultimo romanzo "La Banda della Croce", con tanto di dedica calorosa. Ti ringrazio. Prima di scriverti ho aspettato al fine di avere il tempo per leggere e "assorbire" le tinte forti delle tue pagine, irriverenti e, nel contempo, capaci di scandagliare percorsi e destini al di là e al di sopra delle "facili" e rassicuranti costruzioni ideologiche. Bravo, perché hai saputo scrivere dell'uomo senza scivolare nella banalità e nell'ipocrisia. Dico questo a prescindere dalla mia condivisione ideale di tutti i passaggi. Hai saputo estrarre verità profonde dall'eccezione rappresentata da situazioni estreme. Non era un compito facile e questa tua ricerca implica (e impone) interrogativi inquietanti o, se vuoi, affascinanti, sulla natura umana. Il fatto poi che uno dei protagonisti del romanzo riconduca il lettore alla terra di Romagna (addirittura alle "mie" Ville Unite) non è che la riprova della complessità di questo crogiuolo, che negli ultimi due secoli, dietro l'apparente quiete delle acque stagnanti, ha funto da laboratorio emblematico, e quindi vivo e contraddittorio, del sofferto percorso italiano. Come forse sai non ho più le pagine del "Pensiero mazziniano" (mi sono dimesso lo scorso anno) su cui svolgere ad alta voce considerazioni sul tuo libro, ma penso e spero ugualmente di poter riprendere il dialogo con te su qualche altra testata.
Grazie di cuore. A presto

Sauro Mattarelli