Caro Manzoni se risaliamo alle origini del romanzo storico troviamo una definizione che dice che tale genere deve obbedire a tre regole, ossia l'utile, il vero e l'interessante. Centrale di questa idea di romanzo è sicuramente il concetto di verità storica, e nel suo libro ciò è assolutamente rispettato. La verità storica è importante per un romanzo che vuole focalizzare l'attenzione sulle particolari condizioni in cui si trovavano la Germania e l’Europa in quell'epoca: l’immediato dopoguerra. D’altra parte, non esiste verità storica se non c'è un’utilità nella fruizione della Storia, e l'utilità porta all'interesse nel seguire la vicenda narrata: qui sta la capacità dell’autore nel suscitare la lettura. Se dunque le condizioni basilari del romanzo storico sono rispettate, lei è riuscito a prenderne le distanze per inserire la sua visione letteraria, che è più che attuale. La struttura de “La Banda della Croce” è quindi complessa, basata su un demoniaco intreccio tra piani narrativi differenti. Comunque il trave di sostegno di tale impianto è costituito dal protagonista che conduce l'azione, Georg Halder, il quale, titanicamente, ne detta i principi cardine. Questo è dunque un romanzo antico per carattere, ma, nel contempo, più che moderno, perché frutto di un’elaborazione che ha frantumato il concetto originale di tradizione: c’è stato il decadentismo, l'impressionismo e poi il suo tanto amato espressionismo, quello da lei usato, in cui i fatti vengono raccontati in modo crudo sullo scenario della realtà; lei, come autore, è riuscito a superare un tipo di scrittura stereotipata e a evitare i rischi tipici di un certo genere molto italiano, ossia il melodramma, per approdare a una tragedia atemporale, nordica. Non a caso la psicologia è esposta attraverso i fatti. Una psicologia che fuoriesce non da un interesse fine a sé stesso per l'inconscio, ma viene canalizzata attraverso l'esposizione e l'azione dei personaggi, poi attraverso i dialoghi serrati e persino attraverso le scene in cui le azioni si svolgono. Il paesaggio metropolitano ingoia questi suoi attori grotteschi, i quali, da esso, vengono poi ri-partoriti, in una sorta di flusso e riflusso antropofago che ne delinea le figure. Quindi esperimento più che riuscito, sia per i motivi fino a qui enunciati sia per il tratto oserei fumettistico che lei volutamente usa per stemperare il soggetto. Ho detto fumettistico e non caricaturale. Anzi, sono ben poco caricature i suoi attori, direi, infatti, che sono rasoi che incidono la pelle al fine di renderla scrittura. Grazie per avermelo spedito.