Ciao Gian Ruggero, innanzitutto spero che tu stia bene. Meglio di me, che mi sto scuotendo di dosso una febbre molto fastidiosa, ma non del tutto inopportuna, visto che mi ha lasciato il tempo di leggermi "La banda della croce", di bermi il tuo "Tango croato" e di fare la conoscenza del magico (e più che tuo) Vasco Ghinassi, detto "Il Francese" (titolo del romanzo omonimo). Sono uscito di casa perché non ne potevo più di starci, quindi non scenderò in particolari. Non so se ti interessi sapere che avevo chiesto alla mia sorellina di ordinare diverse copie de "La Banda", ma gliene hanno inviata una sola: mi auguro che dipenda da un'ottima richiesta. Mi è piaciuto molto. Il livello de "Il morbo", secondo me, è superiore: "Il morbo" è inattaccabile da qualsiasi punto di vista. Il viaggio è sempre il tuo, il nostro, se posso dirlo, cioè oltre il tempo. Ho visto che qualcuno ha già fatto un parallelo con una sceneggiatura: anche a me è passata questa idea. Forse il limite di tale sensazione sta nel fatto che questo ritmo lascia l'impressione, soprattutto nella prima parte del libro, che certi passaggi siano troppo rapidi. Prendo ad esempio la vicenda che unisce Cino e Clarette. Si avverte quasi una fretta di arrivare alla conclusione. Per rimanere nel tema della sceneggiatura, sarei veramente curioso di vedere come un regista sarebbe capace di "sgavagnarsela" (in italiano:districarsi) con un tema del genere, senza scatenare tuoni e fulmini a destra e a manca (forse più a manca)! Ho fatto un viaggio dentro un tempo, dentro uomini, dentro me stesso, veramente ricco: sarebbe divertente scandire la tua storia con una serie di piccoli passaggi, di frasi cardine che, da sole, basterebbero a farne uscire il senso e, ancora di più, a leggere dietro quelle porte oscure, che i più non vogliono aprire. Scoprire che anche dentro al male assoluto ci possono essere bagliori di stelle non è cosa che tutti accettano tranquillamente, comunque la si pensi. Non è con la tranquillità borghese che si possono mettere in discussione i pensieri di grandezza che tante persone hanno cavalcato, e cavalcano, ma con qualcosa di più grande e di più forte. Dove più forte significa soprattutto non farsi abbagliare da quelle deformazioni tragiche e troppo teatrali che hanno lo scopo di autocelebrarsi, e non di volare veramente in alto.