Ciao Gian Ruggero ho letto LA BANDA DELLA CROCE. Mi è piaciuto, ma per ragioni molto diverse rispetto a IL MORBO. E' un libro scomodo, che interroga il novecento e il nuovo secolo sul rapporto degli uomini (gli occidentali in primis) con le ideologie assolute e con la fede. Conoscendoti un po', deve essere stato difficile rimanere neutrali nell'atto della scrittura di un romanzo del genere, però hai assolto al tuo compito con la giusta freddezza, mantenendo la dovuta distanza dal cuore. Non c'era bisogno che lo dicessi, ma ugualmente complimenti. Operazione difficile, romanzo difficile, che poteva scadere nel 'polpettone' fantapolitico e invece rimane saldamente ancorato al grigiore livido delle stanze e dei cieli sotto i quali si consuma questa incredibile storia nel vero accaduta. La prosa è incalzante (mi pare questo sia un tratto che ti appartiene), il tempo che si scandisce è immerso in una dimensione realistica alla quale è difficile sottrarsi. Se ne potrebbe ricavare qualcosa per il teatro o per il cinema, non credi? I personaggi sono netti, estremi, unica eccezione Clarette (con cui anch'io mi sarei fatto una storia, en passant) che pare attraversare le pagine quale unico appiglio (ancora 'umano') di speranza per il lettore. E' la sola che muore per ragioni che si attengono alla sfera dei sentimenti. L'unica donna. Direi che la protagonista del libro è lei, paradossalmente. Quando muore Clarette la storia è finita, non ci sarà ulteriore viaggio, se non nell'ultimo sacrificio del corpo... dei corpi, in nome di uno strano dio che non ci sappiamo spiegare, ma che ancora alberga negli umani, quasi fosse un segno o regalo del destino. Scrittura secca, senza forzature, complimenti, sei uno dei narratori che prediligo.