Oltre il tempo  

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sabato, 22 gennaio 2005


Come ricorda Ernst Junger nel "Trattato del Ribelle": "...è necessario rispondere alla domanda di Sacro che viene dai giovani". Questa sfida è stata recentemente raccolta da Gian Ruggero Manzoni nel suo libro "Oltre il tempo/11 poeti per una Metavanguardia", Ed. Diabasis 2004. Nato nel 1957 in Romagna, Manzoni è poeta, narratore e docente di Storia dell’Arte. Da sempre studioso di Tradizione Integrata agli aspetti politici sociali, propone in questo volume-antologia, dal titolo altamente provocatorio, una risposta alla crisi e alla decadenza dell'Occidente, le cui manifestazioni si svelano e si concretizzano, a livello intellettuale, nel cosiddetto ‘pensiero debole’: trattasi, per chi non lo sapesse, di un pensiero razionalista ormai ridotto ad uno stadio ‘crepuscolare’ dalla caduta delle grandi metapoetiche e metanarrazioni, un ameno rantolo pseudonichilista, teorizzato in Italia da Vattimo, che vivacchia aggrappandosi confusamente a frammenti di pensiero eterogenei. A queste amenità Gian Ruggero Manzoni, con l’alleanza di dieci giovani e motivati poeti (Ponso, Camerini, Nannipieri, Cavasino, Brullo, Scafiti, Berton, Antonello, Ariano, Gatto), risponde col riproporre una visione della vita e dell'uomo che affonda le sue origini nella tradizione, nel rapporto armonico con la natura, nella partecipazione dell'uomo col sacro e con la sua totalità, nella sfida perenne nei confronti della morte. La chiave del volume di Manzoni, di cui molto si sta parlando, a mio avviso sta nella riscoperta del giusto uso del Simbolo ( dal greco symballo, ovvero “lego insieme l'uomo e il sacro”), che l'autore/curatore formula tramite l’ausilio dei testi dei suoi fedeli di avventura. Attraverso questa riproposizione si squarcia quel Velo di Maya che ottenebra l'uomo occidentale e lo rende ignobile servo del becero ‘sistema’ da lui stesso creato, la cui sottocultura, da esso partorita in questi ultimi lustri, ha creato un dilagante deserto di nonsenso, inaridendo l'individuo e scalzandolo dal vero sapere e da quella specificità etnica che è fautrice d’identità. Radicalità estrema, naturalmente, quella di Manzoni, sia nei temi, che nelle situazioni, che nei modi richiesti per rappresentarla, perché forse - come del resto sosteneva Testori - non c'è scandalo maggiore che quello di puntare tutto sulla parola: e ciò significa voler tornare alle radici stesse della sacralità della poesia. Tutto questo lo si ritrova in " Oltre il tempo”, una sorta di 'via crucis' che ha le stigmate dell'assolutezza e che diviene un'antologia-metafora del contrapporsi alla società attuale. In effetti la vorticosa accelerazione dei processi che segnano la ‘modernità’ (o post-modernità) occidentale sta trasformando il mondo in una “Terra desolata” e senza Dio. Il destino del pianeta sembra essere nelle mani di forze brutali, che l’uomo pretende di controllare come strumenti. In realtà, lo si vede sempre più chiaramente, è l’uomo stesso ad essere in balia di quelle forze ‘demoniache’ da lui create. Si tratta di quelle false divinità (le tecnologie onnipresenti, le scienze moderne e profane, le teorie economiche, il denaro etc.), che richiedono sacrifici umani in misura di gran lunga superiore a quel che necessita per servire il vero Dio, del quale l’uomo moderno (o post-moderno) ha decretato la morte, esultando, quasi fosse una liberazione. Il mondo dove “Dio è morto” è, al contrario, un pianeta di uomini incatenati, di zombie. Perché la morte di Dio è la morte della Natura di cui l’uomo fa parte, anche se l’individuo occidentale, della tarda modernità, sembra sempre più ignorarlo. Ed è proprio questa ‘ignoranza’ (paradossalmente ‘superba’) la causa della sua debolezza. La globalizzazione del pianeta (con i suoi effetti devastanti: omologazione delle culture, dei paesaggi, degli stili di vita etc.), si fonda su un pensiero unico, o, meglio, un non-pensiero che, a detta degli stessi promotori, è anche debole. La debolezza del pensiero della modernità, in definitiva, deriva proprio dall’incapacità di percepire la Natura e l’Uomo come totalità in Dio. Gian Ruggero Manzoni in questo libro-antologia, come alternativa a un certo pensiero razionalistico, propone, come sopra ho detto, il pensiero simbolico, capace di restituire all’uomo la sua identità, e dunque il senso della sua vita. Il pensiero simbolico è ‘forte’ poiché è garanzia di unità. Simboli e sistemi simbolici, che costituiscono il fondamentale strumento conoscitivo delle culture tradizionali, assicurano un cosmo ordinato in cui l’uomo si riconosce nei suoi simili e nell’ambiente in cui vive, partecipando ad una realtà trascendente. Come ricorda Mircea Eliade è proprio la partecipazione ad una realtà sacra, il sentirsi parte di qualcosa di più grande, che conferisce senso, valore e identità all’uomo e ai suoi gesti. Ciò nonostante la cultura dominante dell’Occidente ha relegato nella sfera dell’irrazionalità inservibile il mondo dei simboli e la spinta all’unità che lo caratterizza. (N.B.: tale unità non ha nulla a che fare con l’unificazione tecnica del mondo. Quest’ultima appiattisce, distrugge, livella, mentre il Simbolo, come più volte ha asserito anche Manzoni, è una coniuctio oppositorum, un’unione degli opposti, una pluralità di sensi). Questo non da oggi, naturalmente, ma, dell’oggi, Gian Ruggero Manzoni ne fa solo ‘campo di battaglia’, non certo motivazione per essere o per divenire.

CORRADO PIANCASTELLI